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Origini

Del presente articolo è autore o curatore il dott. Rocco Panuccio, cultore di storia locale ed esperto in beni storico-artistici e culturali. Ogni riproduzione, anche parziale (citazione diretta), è vietata senza espressa autorizzazione ed ogni utilizzo di notizie (citazione indiretta) senza citarne la fonte costituisce condotta sleale e grave disonestà intellettuale.

La storia dell’attuale chiesa di San Giovanni Battista è strettamente collegata al terremoto del 28 dicembre 1908. All’indomani del terribile flagello, l’allora Papa, oggi Santo, Pio X, donò alla comunità scillese due chiese baracca: una fu collocata alla fine di via Umberto I e dedicata alla Madonna del Carmine e l’altra in località Giardini Inferiore e dedicata alla Madonna del Buon Consiglio. Era il gennaio del 1909 e il Comitato di Susa occupò  la parte inferiore del rione Giardini, zona conosciuta anche come giardino-agrumeto di Patamia, facendo, di fatto, cambiare nome al luogo divenuto, quindi, Borgata Susa.

 

Qui vennero costruite, dal Comitato piemontese, 41 baracche composte di 83 vani per abitazione e, per volere del Papa, appunto, la chiesa baracca con annessa canonica per l’Arciprete. Quest’ultima, poco tempo dopo, venne smontata e annessa alla chiesa Matrice. Le baracche erano composte da strutture prefabbricate di produzione inglese. Interamente in legno ricoperto di lamiere, la chiesa presentava due cupolette per l’areazione e il campanile, tutti sul tetto. In essa vennero traslati gli arredi appartenuti al convento dei Padri Cappuccini che era intitolato alla Presentazione della Beata Vergine Maria. Fatto edificare dalla Principessa Maria Ruffo alla fine del XVI secolo, danneggiato gravemente dal terremoto del 1908, non venne più ricostruito. Si trovava nel luogo che oggi ospita la villa Comunale.

 

Le opere trasferite furono: un dipinto raffigurante San Giovanni Battista, realizzato dal pittore scillese Domenico Gullì nel 1882, su offerta di alcuni privati; la statua di San Giovanni Battista, scolpita nel 1900 dall’artista di Delianuova Raffaelangelo Musitano che lavorò coadiuvato dai figli; la statua raffigurante Sant’Antonio da Padova risalente, verosimilmente, al XVII secolo; il meraviglioso trittico d’altare composto da un Crocifisso ligneo con ai lati due tele raffiguranti i dolenti, Maria Ss. Addolorata, San Giovanni Evangelista e Maria Maddalena, opera monastica risalente al XVII secolo; la mensa dell’antico altare maggiore con Tabernacolo in legno decorato a finto marmo; arredi liturgici vari come il bellissimo Tronetto ligneo per l’esposizione del Santissimo Sacramento, una serie di candelieri in legno dorato di diverse dimensioni, vasi sacri, paramenti liturgici e tovaglie d’altare.

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