top of page

Opere custodite

Del presente articolo è autore o curatore il dott. Rocco Panuccio, cultore di storia locale ed esperto in beni storico-artistici e culturali. Ogni riproduzione, anche parziale (citazione diretta), è vietata senza espressa autorizzazione ed ogni utilizzo di notizie (citazione indiretta) senza citarne la fonte costituisce condotta sleale e grave disonestà intellettuale.

Il maestoso Portone d'ingresso

Il portone della chiesa è stato realizzato dai fratelli Focà, abilissimi ebanisti scillesi. Il portone della chiesa di san Rocco, realizzato nel 1885, è, senza dubbio, una delle sue opere più importanti realizzate dai Focà. Maestoso, è suddiviso in otto formelle scolpite, quattro a destra e quattro a sinistra. Tutti e otto i riquadri raffigurano elementi collegati all’iconografia tipica del nostro santo Patrono, come le conchiglie, la croce e le iniziali S – R. Il portone, in legno di castagno, è stato riportato al colore originario - ossia quello del legno – grazie al restauro che ha eliminato le patine di pittura sovrapposte l’una all’altra nel corso dei decenni, utilizzando l’oro a foglia per i particolari in rilievo. Nel complesso, si può certamente affermare che, per lo stile, l’imponenza e la finezza della lavorazione, è il portone in legno più bello presente nell’intero comprensorio.

Le quattro Tele Francescane

 

All’interno della chiesa sono custodite quattro grandi tele appartenute al convento dei Padri Osservanti distrutto dal terremoto del 1783. Due sono collocate ai lati del maestoso portone d’ingresso e le altre alle pareti dell’abside. Essendo state realizzate per un convento francescano, le tematiche sono strettamente connesse all’ordine dei frati minori: una, infatti, raffigura sant’Antonio da Padova, una San Diego, una san Francesco d’Assisi con la Vergine Maria e Gesù in Gloria e una san Giorgio (Santo al quale era dedicato il convento) in atto di venerazione alla Vergine Immacolata (titolare dell’unica parrocchia del paese).

Le tele, molto grandi, presentano la stessa cornice e si presume siano della stessa mano. In basso a destra del dipinto raffigurante san Giorgio in atto di venerazione a Maria, vi è la dicitura “Ant.us Filocamo / messi.s Pinsit 1727 ”. Quindi si presume che l’autore delle quattro tele sia stato Antonio Filocamo, pittore messinese del XVIII secolo.

Le due tele poste accanto al portone sono mancanti di pittura nella parte inferiore e raffigurano rispettivamente un miracolo compiuto da San Diego e san Francesco d’Assisi (la cui figura è quasi completamente scomparsa) in gloria.

Le due collocate nelle pareti absidali ritraggono, rispettivamente, sant’Antonio in atto di venerazione di Gesù Bambino e san Giorgio. La maestosità delle opere e la loro qualità esecutiva rendono l’idea della bellezza che doveva avere il complesso monastico distrutto dal sisma.

 

 

Statua marmorea di San Rocco

 

 

Tante sono le opere d’arte che ornano le nostre bellissime chiese. Fra queste, senza dubbio, la più prestigiosa è la statua marmorea raffigurante San Rocco che sovrasta il maestoso altare maggiore dell’omonima chiesa. E’ tale in virtù del suo inestimabile valore artistico-culturale ed ovviamente affettivo. Intorno a Essa ruotano diverse leggende che spesso si intrecciano con la storia reale. L’importanza artistico-culturale deriva innanzitutto dall’epoca a cui risale, prima metà del XVI secolo. E’ stata recentemente attribuita al grande artista Giovan Battista Mazzolo, nato a Carrara e trasferitosi a Messina nel all’inizio del ‘500, qui operò fino alla sua morte avvenuta nel 1550. La statua poggia su un bassorilievo ad ornato ed entrambi sono di marmo pario greco a grana finissima. La statua è ad altezza naturale. Con la mano destra sorregge il bastone, mentre con la sinistra indica la piaga sanguinante.

 

L’interno della tunica è dipinto di un verde intenso così come gli orli, mentre i capelli sono dorati. Alla sua sinistra è scolpito un angioletto che mostra il segno del morbo pestifero (il cane con il pane in bocca sarà rappresentato solo in epoca più recente)  ed indossa una graziosa tunica con gli orli dorati così come dorati sono anche i suoi lunghi capelli. Della presenza di questa statua troviamo traccia tra gli scritti relativi alla prima visita pastorale di mons. Annibale D’Afflitto del 1594 durante la quale, tra le altre cose, visitava la chiesa di San Rocco con relativa confraternita. Scilla inoltre è l’unica città della vasta arcidiocesi Reggina-Bovese a possedere una statua di marmo raffigurante San Rocco, statua che non è presente neanche nei centri rientranti nella competenza di altre diocesi dove è particolarmente sentito il culto al Santo Romeo, come Palmi, Gioiosa Jonica, Acquaro o Cittannova.

 

Attorno al suo arrivo a Scilla ruotano diverse leggende. Secondo una di queste, la statua venne portata insieme con quella sempre marmorea raffigurante l’Immacolata, e dopo aver collocato quest’ultima nel rione superiore (attuale chiesa di San Rocco ) e San Rocco in quello inferiore (attuale chiesa Matrice), li videro l’indomani in posizione invertita. Senza scoraggiarsi spostarono nuovamente le due statue per ben tre volte, ma dopo il terzo giorno, con stupore, capirono che San Rocco voleva rimanere nel quartiere alto, mentre l’Immacolata in piazza Matrice, ossia il punto di mezzo del Paese. Un’altra leggenda narra che, mentre trasportavano la statua, arrivati all’altezza dell’attuale tabacchino in piazza San Rocco, cadde il bastone (tutt’oggi il bastone della statua è in legno perché manca quello in marmo) ed in quel punto crebbe un grandissimo albero. Era talmente maestoso e verdeggiante che portava ombra al palazzo alle sue spalle di proprietà della famiglia Cimino la quale - infastidita dall’ombra - decise di tagliarlo. Sempre secondo la leggenda tutti i componenti di questa famiglia caddero in disgrazia e scomparvero da Scilla.

 

Infine, un’altra legenda, che si intreccia però con la storia, è quella secondo la quale inizialmente la statua veniva portata in processione per le vie del paese. Questa tesi è suffragata dall’usura del piede sinistro causata dalle carezze dei fedeli. Sarebbe stato impossibile levigare il marmo se la statua fosse sempre stata collocata sull’altare maggiore.

© 2035 by Two Pines Xmas Tree Farm. Powered and secured by Vittorio & Dome

bottom of page