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Curiosità

Del presente articolo è autore o curatore il dott. Rocco Panuccio, cultore di storia locale ed esperto in beni storico-artistici e culturali. Ogni riproduzione, anche parziale (citazione diretta), è vietata senza espressa autorizzazione ed ogni utilizzo di notizie (citazione indiretta) senza citarne la fonte costituisce condotta sleale e grave disonestà intellettuale.

Il viso della Madre

Scilla è stata duramente provata dai terremoti. Eppure, nonostante gli edifici furono quasi tutti semi distrutti, le opere custodite al loro interno, emblema della pietà popolare, rimasero intatte. L’opera più antica che possediamo è la Madonna della Porta che, nel corso dei suoi seicento anni di storia è stata testimone di un numero veramente notevole di terremoti e distruzioni di varia natura. La tavola, anche se mancante di pellicola pittorica in molte delle sue parti, mantiene completamente intatti i volti della Vergine e di Gesù Bambino, risplendenti di bellezza, quasi che Nostro Signore e la sua Santissima Madre abbiano voluto rassicurare i propri fedeli e devoti che, fra mille peripezie terrene, il loro sguardo amorevole non sarebbe mai mancato.

“Riciclaggi” artistici

Caratteristica di tutte le chiese colpite da eventi sismici è il “riciclaggio” di opere d’arte, soprattutto marmoree, che, realizzate originariamente con uno scopo, vengono poi riutilizzate per un altro. Questa caratteristica si accentua molto quando le stesse chiese, magari risistemate alla meno peggio dopo l’evento sismico, vennero ricostruite ex novo in epoca successiva al Concilio Ecumenico Vaticano II. Quando, cioè, non rientravano più nella sistemazione liturgica della chiesa l’altare maggiore, la balaustra o anche il pulpito. La chiesa Matrice è l’emblema di questi cambiamenti e quindi del riciclaggio artistico. Basti pensare alla sede del celebrante, il cui schienale fu il paliotto di un piccolo altare; la Mensa Eucaristica, realizzata con pannelli marmorei appartenuti al convento dei Padri Osservanti; la base sulla quale è posto l’angelo marmoreo in atto di venerazione a Maria che fu l’ex altare della Cappella del Santissimo Sacramento o ancora la colonna sulla quale poggia la seicentesca statua della Vergine Immacolata che fu la base di sostegno del Pulpito. Sono opere che, anche se modificate, possono essere ammirate in tutto il loro splendore.

 

Progetti realizzati solo in parte

Molti furono i progetti presentati per la ricostruzione della chiesa Matrice. Mons. Antonio Lanza, l’allora Arcivescovo di Reggio Calabria, l’11 febbraio 1947, bandiva un concorso nazionale per la redazione del progetto definitivo. La Commissione Pontificia Centrale per l’Arte Sacra segnalò il 23 gennaio 1948, a tal fine, l’architetto romano Francesco Leone. Fra i progetti scartati, ve n’era uno, davvero molto bello, redatto dall’architetto Fortunato Jerace nel giugno del 1928. Questo progetto traeva spunto sia dalla costruzione ottocentesca - prevedendo la realizzazione di due campanili sulla facciata - sia dalla costruzione distrutta dal terremoto del 1783, prevedendo una grande cupola. Quanto al progetto dell’architetto Leone che poi divenne esecutivo, colpisce la previsione, in esso, di un grande campanile quadrangolare di stile romanico che ben si armonizzava con il resto della struttura. Non si sanno i motivi per i quali, all’atto dell’esecuzione, sia stato realizzato un altro tipo di campanile che, estremamente esile e privo di forma, contrasta sensibilmente con il resto della struttura.

 

SUPERFICIE AULA: mq 870
POSTI A SEDERE: 400 (in n° 52 banchi)
POSTI IN PIEDI: 200
TOTALE POSTI: 600

 

 

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