
Santi venerati
Del presente articolo è autore o curatore il dott. Rocco Panuccio, cultore di storia locale ed esperto in beni storico-artistici e culturali. Ogni riproduzione, anche parziale (citazione diretta), è vietata senza espressa autorizzazione ed ogni utilizzo di notizie (citazione indiretta) senza citarne la fonte costituisce condotta sleale e grave disonestà intellettuale.
Le icone del transetto
Nel transetto sono collocate, quattro per lato, otto icone raffiguranti i santi venerati a Scilla. Nella parete di sinistra sono collocati dall’alto: San Rocco patrono della comunità scillese; San Giuseppe il cui culto venne introdotto nella metà del XVIII secolo dal sacerdote Giuseppe Bova; i Santi Cosma e Damiano venerati nella chiesa di Santa Maria di Portosalvo e Santa Teresa il cui culto venne introdotto dalla famiglia Florio per grazia ricevuta nel 1921. Nella parete di destra sono collocati dall’alto: Sant’Antonio da Padova il cui culto venne diffuso dai due conventi francescani presenti in passato a Scilla; San Francesco da Paola il cui culto risale al XVI secolo, epoca in cui venne dipinta la tavola che ancor oggi possediamo; Santa Lucia la cui chiesa sorgeva nel cuore del quartiere Chianalea e che, distrutta dal terremoto del 1783, non venne più ricostruita e San Giovanni Battista. Venerato originariamente in una cappella padronale che sorgeva in contrada Jeracari, tale devozione si spostò, successivamente, nella chiesa del non più esistente convento dei Padri Cappuccini nel quartiere San Giorgio.
La tavola della Madonna delle Grazie
Nella navata destra è custodita una tavola raffigurante la Vergine delle Grazie. Questo dipinto fu la pala d’altare della chiesa, dedicata appunto alla Madonna delle Grazie, che era collocata dove ora sorge il muro della stazione, di fronte all’ingresso del lungomare, e che venne interrata nella seconda metà del XIX secolo per poter costruire la soprastante stazione ferroviaria. La tavola era stata donata dalla famiglia Ruffo. L’opera ritrae la Vergine seduta con in braccio il Bambino. La Vergine Maria indossa una veste rosa, un mantello blu ed un copricapo color bianco-sporco. Il Bambino indossa una veste rossa. La Vergine tiene il Bambino con tutte e due le braccia, mentre il Bambino tiene con la mano sinistra un globo azzurro con fascia dorata sormontato da una Croce anch’essa dorata e con la mano destra benedice il popolo. Entrambe le figure hanno lo sguardo rivolto verso l’osservatore e indossano due corone reali dipinte ad oro sormontate da due fasce circolari, anch’esse in oro, che li aureolano.
L'Immacolata
All’interno della chiesa Matrice è venerata una statua lignea raffigurante la Madonna Immacolata. L’opera, davvero molto bella, è riconducibile, per le sue peculiarità esecutive, all’ambito partenopeo del XVIII secolo. La scultura ha le fattezze tipiche della Vergine descritta da San Giovanni Apostolo nel libro dell’Apocalisse, modello iconografico diffuso in Calabria sin dall’inizio del Seicento. Nella parte inferiore è scolpito il globo. Questo è dipinto di blu e cinto da una fascia dorata. Il globo è avvolto da nubi e tre teste di cherubino alate, due a destra e una a sinistra, emergono nella parte laterale. Una falce di luna è sormontata dalla testa del serpente, che nell’iconografia sacra simboleggia satana, che viene schiacciata dal piede destro della Vergine Maria.
Ai due lati, altrettanti angeli alati sembrano indicare ai fedeli la soave immagine della Madonna. Maria è raffigurata a figura intera. Indossa una veste color bianco-sporco; un copricapo dello stesso colore ma adornato da piccoli fiori dipinti; una sottoveste che copre gli avambracci e ricompare nella parte inferiore, di colore rosa, ed un mantello blu con stelle dorate. Alla vita è cinta da una grande cintura finemente intagliata in legno dorato. Sia le maniche che gli orli delle vesti sono dorati. Le mani sono giunte, senza tuttavia toccarsi, e rivolte a destra mentre il capo è rivolto verso sinistra. Il mantello è rigonfio e le vesti ondulate forse per lo spirar del vento, caratteristica tipica dello stile scultoreo napoletano. Le figure non sono mai statiche ma dinamiche. Le vesti sempre ondulate e il corpo in movimento.
Ma la parte più bella è senza dubbio il volto. L’artista ha realizzato una riuscita armonia tra viso angelico e viso materno. Questo mix rende il viso davvero bello e soprattutto effonde sollievo e coraggio a tutti i fedeli che alla sacra effige si accostano nei momenti di difficoltà.